Giochi di luce

Giochi di luce ondeggiano lentamente,

avanzando con soffice spinta,

come acqua verso una foce.

Luce che emerge,

magnetica reazione,

dalle ombre profonde del cielo della notte.

Bagliori di vita,

pulsano verso un incontro,

uno spasimo e un fremito di gioia.

Luce galoppante,

rilassata con vesti bianche che vacillano,

come soffi veloci d’un respiro.

@serlaura

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Vascelli alla deriva

È in quelle nuvole ermetiche
Che si celano i miei pensieri più profondi.
Vascelli alla deriva
Sospinti da venti portatori di messaggi.

@serlaura
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Stella caduta

Lentamente emergi con umili vesti

Musa che non sapevo di Amare.

Seguo i tuoi passi,

Pregandoti di non lasciarmi.

Soffice come nebbia,

Pensosa, mi osservi

Dalla tua distanza

Con immacolato amore.

Cinguettio di versi,

Dal volto di pietra riecheggiano

Vibranti, come foglie accartocciate.

Lei, così leggera pregna di vita

Stella caduta tra le foglie

Sarò io ad aver fortuna d’incontrarti?

@serlaura

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CON I TUOI OCCHI

Ho visto con i tuoi occhi

Gli errori della guerra,

Rievocare le orrende battaglie in trincea.

Mani aggrappate a navi rovesciate,

Corpi trasformati in torce umane.

Errori strategici!

Ma quale prezzo abbiamo pagato per questi errori?

Nulla di realizzato, nulla di guadagnato, nulla d’imparato.

Soltanto fiaschi e stragi di massa.

Ho visto con i tuoi occhi

Gli amari frutti della generazione degli errori,

I mari accanto ai quali non è stata alcuna anima

E ho udito la tua voce urlare di cambiare vagone,

Di cambiare direzione.

@serlaura

Vuote altezze

Volontaria cecità dell’uomo
Che vagheggia nella presente realtà.
Imploriamo verità all’amara faccia
Che ci canzona scambiando l’assassino per il santo.
Ali di angeli macchiate di sangue innocente
Volteggiano nelle vuote altezze
Di un cielo piangente di mani in preghiera.
Lacrime e sangue che bruciando cauterizzano
Le membra stese, indifese che fioriscono sull’asfalto.
Figli della vita, licenziosi fiori candidi calpestati
Dal terrore di questa grande oscurità,
Grembo incosciente degli uomini.

@serlaura

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Portavoce di speranza

E’ dolce il tuo vagito,
Ha squarciato il silenzio della disperazione,
Mentre la luce del sole fluttuava nel mattino più pieno.
E’ terra, è acqua, i due elementi della vita,
Che insieme creano, donano, ampliano, senza lasciare spazi vuoti.
E’ Terra che accoglie che si apre,
E’ Acqua che penetra profonda, per far rivivere
Il seme da lunghi inverni assopito.
Sei Terra che sfugge tra le dita e si dilegua,
Nell’attesa che i semi germoglino e che il sapore dell’inverno
Se ne vada via per davvero, senza lasciar nient’altro che un ricordo nella memoria,
In qualche minuscolo spazietto dentro alla testa.
Le sementi germoglieranno e allora, anche questo mondo ti sembrerà più piacevole.
Un flebile suono, portavoce dei pianti della speranza,
Della sconfitta, della frustrazione che divora gli abitanti della tua terra.
Quando scoprirai dove la tua strada sconosciuta andrà,
Gli spazi del cielo saran chiusi da persiane di nuvole bianche.
Tu e la tua strada insieme, ovunque, per quanto è lunga, vada.
Paralleli e meridiani orienteranno le tue domande e risposte
Nella perpetua afflizione di posizioni opposte
Tracciate su una mappa geografica.

@serlaura

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L'inizio di un nuovo viaggio

Il forte vento della notte aveva strappato via i petali dei fiori del giardino dei nostri ricordi. Divampavano accartocciandosi sfiniti in angoscia, come fiammelle su un fuoco che ardeva. Danzavano sfiorando la mia mente che distingueva ciò che mi feriva da quello che mi dilettava, per poi sparire nella solitudine di un’anima persa. Avevi promesso di farmi leggere i diari della tua vita che rivelavano segreti custodendone infiniti. Una lampada bassa pendeva dal soffitto della tua camera e sulla scrivania giacevano pagine impregnate di lacrime e sogni. Avvertivo il loro fluire dalla rigida forma così severamente immobili in vuoti spazi sbiaditi dal tempo. Tranquille stavano nel loro composto silenzio d’inviolata pace e a mia insaputa si erano succedute inavvertite. Pagine, invulnerabili che ci appartenevano perché prigioniere del fiume dei ricordi del nostro passato. Sentivo su di me, le vecchie, dolci lacrime consolatrici, i sogni affidati agli oceani sconosciuti dove s’affollavano gli echi delle nostre risate. Tutt’attorno ruggiva la doppia coscienza che aveva soffiato via l’ultimo tuo sorriso. Il tuo scopo era di aprirti alla vita, di renderti uomo affamato di vita e di riportare ogni tua questione alla vita. Ti esortai a renderti conto che avevi tutta la libertà in te stesso senza preoccuparti del destino del mondo e di risolvere il tuo problema individuale che non era nient’altro che una questione di liberazione. Avevi viaggiato in lungo e in largo per accorciare questo senso di disagio, immediatamente dissipato dal calore della tua anima. Era in te la pienezza che è così manifesta nella dura esperienza della vita che a volte manifestavi con toni alti e con eco sottile e acuto. Sapevi tirare ogni chiave ed eri maestro nell’usare i pedali dell’organo perché in te spirava un vento alto e vigoroso che era il dono della profezia. Una girandola roteava al lieve soffio di vento quando, quel giorno, la morte bussò alla tua porta. Pensieri che trasudavano di un’esistenza vulnerabile piena di segni, stordita da quel dolore indagatore che ti portavi dentro. Pensavi di aver perso la tua identità cercavi un nuovo significato, una nuova vita. Ti avevo lasciato là seduto, ben lontano dall’immaginazione che sarebbero passate solo poche ore prima di ricevere tue notizie. Forse era quello l’ultimo sorriso, sguardo che desideravi lasciarmi, prima di lasciarti andare in quell’acqua oleosa dove sapevi che non ti saresti tenuto a galla. Una partenza che ha segnato la fine del tuo dolore e l’inizio del tuo viaggio per le stupende immaginabili diversioni della vita che inalano un sentore di fiumi, colline e aroma di erbe aromatiche, dove il tempo e lo spazio non esistono.

@serlaura

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